Vita nella città su Gange

Abbiamo raggiunto Varanasi da Jhansi con 12 ore di comodo treno notturno (saranno 500 km circa…Le Nord forse sono più veloci! FORSE!).

Varanasi è la città sacra degli Indù per eccellenza e la sua vita si svolge principalmente sui Gath, i gradini che portano al Gange (o Ganga). In questi giorni il fiume è in piena e ha sommerso gran parte dei gradini e a causa della corrente fortissima, le gite in barca sono vietate. Tutte le sere al tramonto su alcuni Gath si svolge la cerimonia della Puja: musica, mantra e danze accompagnano i sacrifici (fiori, incenso, fuoco, frutta, latte…) che vengono gettati nel Gange in offerta alla divinità, mentre i fedeli affidano alla corrente del fiume sacro i propri sogni sotto forma di lumini circondati da fiori di loto; più la corrente porta lontano i lumini, più i sogni hanno possibilità di avverarsi.

Abbiamo assistito alla puja più importante della città, durante la quale studenti di sanscrito aspiranti Sadu giovani, eleganti, carini e vanitosi hanno officiato il lungo rito dopo essersi bagnati nel Gange.

Fare uno o due bagni quotidiani nel Gange è un rito comune ai fedeli indù. Vedere bimbi che giocano nel fiume e famiglie in gita che si immergono e lavano i propri vestiti nelle sue acque INNOMINABILMENTE LURIDE è uno spettacolo frequente.

I fedeli desiderano morire qui perchè in questo modo la loro anima raggiungerà direttamente il Nirvana, così le famiglie partono dai loro luoghi d’origine con i moribondi e alloggiano con loro in alcune case nei pressi del crematorium. Quando la morte sopraggiunge i corpi vengono coperti con appositi panni, issati su una lettiga, lavati in Gange, lasciati asciugare e poi bruciati sulla pira con circa 250 kg di costoso legno di sandalo. I turisti che si aggirano nei pressi dell’affollatissimo crematorium all’aperto, che si trova presso un Gath del quale non ricordo il nome, vengono costantemente invitati a salire su apposite terrazze per vedere le cremazioni, o addirittura ad avvicinarsi al luogo dove le pire bruciano 24 ore su 24. La dimensione della morte è pubblica e i parenti non trovano strano che sconosciuti provenienti da tutto il mondo assistano alla cremazione. Le foto alle pire però sono assolutamente vietate. Nei pressi del crematorium l’attività è frenetica: mercanti di legna, parenti in lutto, barbieri che rapano a zero i parenti in lutto, portantini con il morto in spalla, faccendieri di ogni tipo, insistentissimi aspiranti accompagnatori di turisti, mucche, tori, capre, cani e quant’altro si aggirano senza sosta inseguendo ognuno i propri impegni, la propria mancanza di impegni o il proprio business.

A Varanasi è impossibile (i-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e) sedersi tre minuti tre a meditare su un gradino di fronte al Gange senza venire assaliti da ogni tipo di venditore, mendicante, aspirante guida o, nel migliore dei casi, da un local che desidera farsi fotografare insieme al turista occidentale. In India questo assalto incessante, onnipresente, tenacissimo e quasi sempre insensato e controproducente per chi lo mette in atto è sicuramente la cosa più snervante da affrontare.

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